Testimoni coerenti … senza troppi “grilli” per la testa…(é ciò che serve al paese)

Pubblicato: 10 marzo 2013 in Riflessioni e proposte

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Promuovere i valori della legalità e della solidarietà non significa solo celebrarne il significato attraverso manifestazioni esteriori, spesso anche pompose; significa soprattutto testimoniarne i contenuti, attraverso un coerente stile di vita, che si esalta e diventa credibile nella misura in cui é radicato nel vissuto quotidiano e lo si traduce in scelte concrete, specie quando si hanno  responsabilità e si rivestono funzioni pubbliche.
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    “I lastricati delle nostre contrade sono stracolmi, purtroppo, solo di buone intenzioni”, spesso enunciate persino dagli altari, salvo poi a vederle naufragare
sotto il peso dei propri “privilegi”… a danno di altri.
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    Occorre invertire i termini, se veramente si vuol bene al paese; si ha infatti bisogno
di più testimoni credibili … se vogliamo che la lotta per la legalità e la solidarietà diventi affidabile, indi spendibile … soprattutto nei “mercati” delle nuove generazioni.
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     I “grilli” (più o meno mascherati), li abbiamo un pò tutti nella testa; potranno sicuramente scuotere le coscienze dei dormienti e degli accomodanti,
occorre però andare oltre … le comode maschere.
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   Non ci si può limitare all’emissione dei “suoni”, se pur “scuotenti”. Le nostre comunità hanno bisogno di più formiche operose e degli stessi “grilli”, chiamati, oggi più di ieri, ad essere anch’essi, anzi, soprattutto essi, non comodi “nunciatori di bei propositi” 
(alla stregua di quel che fanno tutti), bensì “operai solerti” di scelte che devono essere consequenziali, rese alla luce del sole … senza finzioni e senza maschere.
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   Potrebbe essere questa la differenza tra il vecchio e il nuovo.
Sta tutta quì la capacità d’esser “figli del tempo“, di questo tempo, che non ha tanto bisogno di rinnovamenti anagrafici dei soggetti incaricati a governarlo, quanto di rinnovamento culturale, di cambio di testa, come suol dirsi, perché quei soggetti pensino e soprattutto agiscano nella direzione del bene del paese.
In passato, spesso, il nuovo che é emerso
si é rivelato, nei fatti, peggiore del vecchio.
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    Del resto non é la prima volta che movimenti pseudo/politici si affacciano sulla scena politica, armati dalle più nobili volontà di cambiamento, pensando di modificare il vecchio modo di pensare e di agire …,  salvo poi uniformarsi a quel modo …
per puri calcoli elettoralistici o mera convenienza personale. 
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  Mi accade qualche volta di tornare con la mente indietro nel tempo, a rileggere la storia della mia piccola comunità e mi amareggia pensare quanto si sarebbe potuto fare e non si é fatto, in termini di reale cambiamento; ma anche quanto si sia stati
premonitori degli eventi odierni.
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     E’ datato 2 settembre 1992, il documento ufficiale che personalmente firmai, come coordinatore della Democrazia Cristiana (in quegli anni sul banco degli imputati, insieme ad altri partiti della prima repubblica per tangentopoli); titolai quel documento: 
“le ragioni di una scelta”, quella cioè maturata all’interno del mio partito di non presentare la nostra lista alle elezioni amministrative del ’92, per ragioni legate all’ordine pubblico                        (vi erano anche stati subdoli “inviti dissuasori” nei confronti di un giovane candidato, oltre che ripetuti eventi criminosi), alla situazione economico/finanziaria dell’ente (alla luce delle nuove disposizioni ministeriali), alla necessità di recuperare la credibilità istituzionale, alla esigenza di attivare un’azione di governo trasparente e partecipata,
capace di collegare paese reale con quello legale.
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Un pò le stesse emergenze di oggi, anche se oggi si registrano soffusi-allarmanti fenomeni di deviazione civile e soprattutto morale.
     Detta decisione era scaturita dalla consapevolezza che, al di là di tangentopoli, fosse giunto il momento di dar vita ad un’azione mirata non alla difesa di interessi di gruppi di potere, bensì ai più generali interessi della gente.
      Dopo decenni di lotte intestine, incoraggiate dalla cultura dell’uno contro l’altro, del “progettare contro”, più che “progettare per“, della individuazione del bene da una parte e del male dall’altra ecc. … emergeva la necessità di “promuovere la cultura della cittadinanza rispetto a quella della appartenenza”. Mettere cioè da parte la propria appartenenza ad un singolo schieramento politico, per privilegiare i cittadini; si anticipava, di fatto, ciò che poi é accaduto.    L’invito fu allora lanciato alle due forze politiche maggiormente rappresentative del paese: la DC e il PC, (all’epoca divenuto PDS).
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Pur condividendo lo spirito di quella iniziativa formulata da noi e ritenuta fortemente innovativa, perché precedeva il crollo del muro di Berlino, i dirigenti del PDS decisero di non accoglierla perché, a loro dire “i tempi non erano sufficientemente maturi per la concreta attuazione del progetto del governo di sostanziale salute pubblica”; frutto di miopia politica e di tutela dei ristretti interessi di partito
rispetto a quelli più generali del paese.
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Del resto una classe politica degna del nome ha il dovere di guardare oltre il momento contingente, guidando e governando gli eventi, soprattutto quelli “culturali” tesi al reale cambiamento. E’ sufficiente rileggersi quel documento (attualissimo come non mai) per comprenderne la portata; se solo si fosse accolto quell’invito il paese non sarebbe nelle condizioni in cui si trova oggi: frantumato e disorientato come non mai …
(moralmente, economicamente e socialmente) .
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    In fondo, cosa dicono di nuovo oggi i grillini rispetto ai principi posti alla base di quella proposta datata 1992? cosa dicono di nuovo relativamente all’abbattimento dei costi della politica? basta rileggersi gli atti del ns comune per comprendere, per esempio, che per ben tre bilanci consecutivi, e ancora, già nei programmi elettorali presentati ufficialmente dalle nostre liste nelle consultazioni dal 2002 al 2010, avevamo proposto l’abbattimento dei costi della politica, le cui economie sarebbero servite per costituire un salvadanaio della solidarietà, a servizio dei più indigenti e comunque a disposizione dei progetti sociali …
in favore delle famiglie.
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Che fine han fatto quelle proposte? rimaste nell’ombra e, purtroppo, sottovalutate dagli stessi cittadini al momento di esprimere il loro voto per il governo del paese.
Per ben tre volte quella proposta é stata bocciata, anche da gente impegnata nel sociale e, ahimè, anche nel sociale cattolico.
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     Allora, al di là delle promesse, che non costano troppo, occorre concretezza, coerenza e forte testimonianza, anche a costo di essere sconfitti. Dovranno essere questi, a mio modestissimo giudizio, i criteri alla base di ogni scelta ogni qualvolta si é chiamati ad esprimere la fiducia verso le persone che poi dovranno guidare le nostre realtà. Il resto é solo propaganda che sicuramente non serve al paese, men che meno ai suoi cittadini.   
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